La magia del tratto nero

Dopo lo smarrimento iniziale, si recepisce la potenza della sua azione grafica: il principale strumento nella mano sinistra di Fausto non è più né la matita né il mouse (che pure maneggia con altrettanta destrezza), bensì la mente e l’immaginazione di chi guarda.
La sua sublimazione grafica persegue la via del “suggerire, non descrivere”, “innescare, non trasferire”. Raggiunta la padronanza di questa abilità di sintesi, le potenzialità espressive che questo linguaggio gli permette si rivelano rapidamente infinite: se un tacco a spillo è in grado di dipingere una giovinetta, pochi segni abilmente combinati possono evocare concetti e sensazioni complesse.
Ecco realizzata la magia dell’arte di Fausto!

Dei microchip in petto ad una scarna sagoma umana o sulle labbra di un volto stilizzato ci trasmettono l’alienazione che la tecnologia ha portato nel sentire e nella comunicazione dell’individuo.
Un abbraccio appena sbozzato ci suscita la sensazione di un affetto intenso nella sua incontaminazione da qualsiasi spinta estranea alla tenerezza. La minuziosità della descrizione delle componenti di un’arma ci ricorda con drammatica energia quanto follemente l’uomo sia capace di dedicarsi alla produzione del male invece di rivolgere le sue inesauribili capacità al progresso ed al benessere comune.
Una prodigiosa sintesi è accumulata nella serie degli scorpioni, in cui, con vulcaniche implicazioni, nella fusione ancora dei segni della tecnologia, dell’insidia, della natura si ritrova il pericolo della dipendenza dall’elettronica, dell’alienazione dell’uomo e forse della presenza comunque ineluttabile della natura.
Quest’ultimo aspetto è emozionalmente sentito nella regina della serie, una scultura: “Scorpio”, che ci intimidisce istantaneamente con la sua massa, predisponendoci in un attimo alla ricezione del suo contenuto semantico. Il più rozzo e primitivo (ma anche, da sempre, il più forte) dei materiali costruttivi, il ferro, è però qui organizzato in forme rigorosamente geometriche e tirato a lucido fino allo spasimo ad apparire il prodotto di una raffinatissima ed avanzatissima tecnologia. Tutti, tutti i sensi, esterni ed interni, vengono immediatamente coinvolti nella costruzione del pensiero: il tatto, nella percezione (già solo intuita) della freddezza e della levigatezza della superficie, la valutazione del peso del manufatto, che ci intimidisce ed intimorisce, addirittura la paura di ferirsi con gli spigoli drammaticamente vivi delle facce geometriche… Nel momento in cui siamo finalmente raggiunti dal contenuto figurativo, il nostro animo è già quasi totalmente coinvolto dalle sensazioni scatenateci e l’immagine grafica ci arriva quasi come riepilogo, come compendio del discorso che ci ha già rapiti.
Una singolarissima e personalissima sintesi appare nella serie delle “icone” dove rappresentazioni di comunissimi oggetti si fondono però inestricabilmente, quasi a sfidare l’occhio ed il pensiero del lettore e probabilmente anche a compiacimento virtuosistico dell’autore che con pochi centimetri di tratto nero sulla tela candida riesce ad evocarci volumi diversi e realtà totalmente distinte, scardinando la nostra sicurezza nella percezione e nell’interpretazione della realtà.

Enzo B.

dal Giornale di Napoli del 12 dicembre 2009
lovesex

superuomo acrilico su tela 100 x 100

Il bianco ed il nero …oltre l’impercettibile”

L’arte come categoria dello spirito e l’arte come categoria dell’umano è da sempre la forma di espressione più eloquente con cui ci si propone. E quando l’espressione artistica diventa introspezione allora le forme diventano contenuto del corpo e dello spirito.
L’arte pittorica lascia spazio all’immaginazione e solo attraverso un attento studio è possibile scrutare l’orizzonte dell’artista.
Con l’avvento del futurismo di Marinetti le forme cambiano. Diventano decise.
Sarebbe stato difficile immaginare una sagoma dalle fattezze umane in una scatola o un’automobile a forma di scarpa o viceversa con le orecchie, od ancora, un contorno umano con un chip al posto dello stomaco. Impronta futurista!
Oggi vengono proposte immagini definite “stilizzate” dal chiaro richiamo ad un epoca di cui si è parlato poco perché ritenuto scomodo. Eppure ne restano i segni. Ed è quanto possiamo apprendere nel guardare le opere del nostro artista.
L’arte contemporanea è qui espressa attraverso immagini semplici ma non scontate.
L’uomo contemporaneo è visto come una macchina, possibile da gestire attraverso un circuito comandato dalla mano di altri. Quegli stessi “altri” che assurgono a giuria spesso inappellabile. Nero su bianco.
Il bianco e il nero. Il buio e la luce che qui ritroviamo nella scatola contenente l’omino che riposa incurante del suo destino o forse arresosi di fronte allo stesso.  Un destino che porta due amanti a fondersi in un unico corpo attraverso un abbraccio pudico, sebbene svestiti del superfluo.
Ancora una volta la firma dell’autore sulla semplicità e sull’autenticità dei valori che animano da sempre le sue opere,così come la sua vita.
Persone che diventano macchine e macchine che diventano persone. Volanti, con occhi ed orecchie come se scrutassero oltre l’impercettibile. Oltre l’umano. E così si scompone un’arma, perché ogni cosa è scomposta e i pezzi presentati con toccante precisione possono essere ricomposti come si ricompone un puzzle, da una mano dalle dita imperfette ma precise. Una mano che può raccogliere frutti da un albero che mostra la stessa genesi. Figli della stessa madre terra, come lo scorpione proposto in due diverse espressioni artistiche. Idealizzato sempre come essere comandabile, e realizzato su tela, che poi prende forma attraverso un materiale semplice come il ferro.
Unico denominatore comune di tutte le opere, è il presente, l’era dell’informatizzazione che qui si sposa coi valori del passato.
Un connubio perfetto che l’autore è riuscito a proporre attraverso una certa leggerezza, nello stile e nella semplicità; scevro dal superfluo e dall’artifizio.
Rimasto spesso nell’ombra, e forse di quegli stessi cipressi dai contorni netti e delicati, da lui stesso, disegnati.
Isabella Emione

Semplice eleganza

Un originale connubio di elegiaco infantilismo, disegni da fumetto ed astruse forme introspettive; ben lontana dagli eroici canoni classicheggianti, dalla morbidezza delle pennellate impressionistiche, la nuova arte appare così: spudoratamente semplice, elegantemente stilizzata.
Un’autovettura che sembra ricordare la bat-mobile, un volto simile ad una maschera di Halloween, una mano dalle dita ondulate come uno sbadato tratto di penna, gettato lì a caso, senza pensarci, magari per noia, dopo molte ore di studio o per chiedere lo sprint finale ad una penna che ha quasi esaurito l’inchiostro.
Le figure umane sembrano poi ricordare dei manichini svestiti che, pur nella loro staticità, trovano comunque il tempo di abbracciarsi prima di subire l’ennesima imposizione di abiti, parrucche ed accessori per il nuovo allestimento della vetrina.
Questo e molto altro ancora nelle opere del nostro artista emergente.

Roberta Sorrentino

Quelle ombre con noi

Cosa significa “kalligraphia”? Il suo significato proprio è “arte di scrivere con caratteri chiari ed eleganti”; chiari, eleganti ed angoscianti sono i segni grafici di Fausto Rullo. Essenziale quanto complesso, proprio come potrebbe esserlo un bambino che sta imparando a scrivere, che gioca con le linee capaci di diventare simboli da usare e da modellare per concepire una propria scrittura pittorica con la quale proverà a mettere nero su bianco quella sua personalissima narrazione costituita da una vera e propria catena di disegni e di segni nascosti. Una scarpa nasconde il volto di un cane ma chi ci dice che in realtà non sia un serpente dalla lingua biforcuta? Sono come ombre di mostri create dalla luce dei fari di una macchina proiettati su un muro in una notte di buio e paura. Visioni. Ma visioni personali, perché gli oggetti sono fatti per essere guardati da occhi diversi e ogni sguardo scopre l’essenza più vicina al proprio animo. In quella parte di corpo dove si nasconde uno scorpione.
La grafia di Fausto Rullo nasconde un’identità talmente evidente da trarre in inganno, da confondere lo sguardo e le sensazioni. Forse questo bambino si diverte a prenderci in giro ed eccoci sopraffatti dal gioco di un illusionista che ci fa vedere e non, che ci fa pensare senza chiedercelo espressamente, che ci induce a credere in quello che vediamo fino a dubitarne profondamente.

Grazia De Micco